Visitare i musei è terapeutico

L’arte è terapeutica. A dimostrazione di ciò i medici hanno prescritto visite ai musei ai pazienti con buoni per l’ingresso gratuito.

Un nuovo tipo di trattamento medico

Un quadro, una scultura, un oggetto d’arte. Visitare i musei può diventare un tipo di medicina alternativa. Ad affermarlo sono i medici canadesi, tra i primi a riconoscere l’importanza dell’arte. Di recenti questi medici hanno iniziato a prescrivere ai loro pazienti un nuovo tipo di trattamento supplementare. Non ci sono effetti collaterali, anzi potrebbe risultare molto positivo. Un viaggio rilassante in un museo d’arte può essere la soluzione.

In Canada

Nel novembre 2018, il Montreal Museum of Fine Arts ha collaborato con i Medici Francofoni del Canada. Insieme hanno sviluppato un piano che incoraggia i medici a prescrivere l’arte-terapia ai loro pazienti spiegando loro i benefici.

Biglietti omaggio

Di solito, l’ammissione degli adulti al museo può costare fino a 31 dollari. La prescrizione medica consentirà a un massimo di due adulti e due bambini di godersi il museo insieme gratuitamente.

I medici che partecipano al programma ricevono un blocco di 50 biglietti d’ingresso gratuiti da distribuire a loro discrezione. Dall’iniziativa lanciata lo scorso anno, ci sono state più di 185 prescrizioni nella grande area di Montreal.

Il primo del suo genere

Il programma è anche chiamato “il primo del suo genere nel mondo”. E’ anche utilizzato per condurre ulteriori studi sugli effetti della terapia artistica su una varietà di condizioni fisiche e mentali, tra cui ansia, depressione, morbo di Alzheimer e Aritmia cardiaca.

Nathalie Bondil, direttore esecutivo e capo curatore del MMFA, dichiara con entusiasmo:

“Sono convinta che nel 21 ° secolol’esperienza culturale dell’arte contribuirà alla salute e al benessere tanto quanto alla pratica dello sport. Per gli scettici, ricordatevi che cento anni fa si diceva che lo sport avesse distorto il corpo e minato la fertilità delle donne! Oggi i medici prescrivono l’esercizio.”

Autore dell'articolo: Roberta Rustico

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