Scarabei che mangiano escrementi e carbone per combattere il cambiamento climatico

Dall'Australia un’innovazione nel mondo dell'agricoltura che può aiutare anche il clima del Pianeta.

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Doug Pow, agricoltore australiano, ha sviluppato una strategia per catturare il carbonio, migliorare la fertilità del suolo e ridurre le emissioni di gas serra sulle sue proprietà di bestiame.

L’elemento di novità è rappresentato dall’utilizzo del biochar, carbone vegetale che si ottiene dalla pirolisi di diversi tipi di biomassa vegetale, aggiunto ai suoli per migliorarne la fertilità.

Il biochar viene mescolato con melassa e letame del bestiame, così gli scarabei stercorari portano questa miscela nel terreno, alimentando così anche le loro larve sotto la superficie.

Secondo Doug Pow, questo innovativo sistema potrebbe aiutare i produttori di bestiame a diventare più redditizi, risparmiando e contrastando anche l’impatto del cambiamento climatico. Ma il vero beneficio è quello che ne deriva per la natura, “È benefico per il suolo, benefico per l’atmosfera e, davvero, anche per gli animali“.

Portata questa strategia all’attenzione degli scienziati, la sua fattoria è stata al centro della ricerca accademica che da allora ha attirato l’interesse degli studiosi europei, americani e cinesi.

La ricerca sull’uso del biochar come additivo per mangimi ha finora dimostrato che può promuovere una digestione più efficiente e ridurre le emissioni di gas dei ruminanti. È ben noto infatti che il settore zootecnico costituisce una delle più importanti fonti di emissioni di gas serra del settore agricolo.

Dall’osservazione del fenomeno, sembra infatti che gli scarabei stercorari, con la loro attività, potrebbero contribuire a ridurre le emissioni di gas dal bestiame.

In genere, la componente azotata dello sterco diventa ossido di azoto e sale nell’atmosfera, mentre il carbonio si ossida sulla superficie e si perde come anidride carbonica. Gli scarabei invece possono seppellire lo sterco molto rapidamente, rendendolo non un gas serra, ma fertilizzante aggiunto nel terreno.

Il biochar è anche noto per migliorare le condizioni del suolo e la fertilità, favorendo l’attività microbica e migliorando la disponibilità di nutrienti.

L’agricoltore australiano utilizza scarabei stercorari mediterranei attivi in ​​inverno, i cosiddetti bisonti Bubas, per lavorare il letame del suo bestiame, facendo così a meno di costosi macchinari.

Pow ha migliorato negli anni la sua strategia ed ha attirato l’attenzione di diversi studiosi, come Kathy Dawson, ricercatore del Warren Catchments Council, un’organizzazione che lavora con i proprietari terrieri nella zona di Manjimup per migliorare la gestione delle risorse naturali.

Proprio Dawson ha definito Pow “un leader mondiale“. “Quello che Doug ha fatto è stato promosso a livello globale e la diffusione è globale“.

Grazie alla sua innovativa scoperta, Doug Pow ha ricevuto il premio Innovation in Agriculture Land Management Award ai Western Australia Landcare Awards 2019.

Il suo lavoro ha anche contribuito a stimolare ulteriori ricerche sull’uso del biochar nella produttività del bestiame.

Uno scienziato esperto dei sistemi zootecnici, Rob Kinley, presso CSIRO Agriculture and Food, ha infatti avviato un progetto di ricerca che mira a verificare quali sono gli effetti del biochar sulla produttività e sulle emissioni degli animali.

Pare siano molti i produttori agricoli interessati a utilizzare il biochar anche per nutrire bovini e ovini, visti i miglioramenti delle condizioni del suolo per la presenza di questa sostanza.

Pow ricava il suo biochar dal flusso di rifiuti di un produttore di silicio, Simcoa, che opera nella vicina città di Bunbury.

Questo speciale carbone ha un certo costo, ma l’agricoltore australiano ha affermato che ha potuto ridurre l’uso di sostanze chimiche per la sverminazione, altrettanto costose, grazie al lavoro sanitario dei suoi scarabei e all’applicazione di fertilizzanti.

Il biochar può avere un ruolo di fondamentale importanza anche nel riciclo del carbonio organico creato dai flussi dei rifiuti industriali derivanti dalla produzione forestale.

Potremmo arrivare ad creare un’enorme industria che produce biochar da rifiuti prodotti dall’agricoltura e dalla silvicoltura che potrebbero essere messi a terra con profitto da animali e insetti“.

Il suo obiettivo finale è quello di utilizzare in modo proficuo il “sequestro del carbonio” a lungo termine in tutte le pratiche agricole.

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