Piante illuminanti per accendere le case del futuro

0
332

Piante che illuminano l’ambiente e che potrebbero rappresentare una forma di energia verde negli appartamenti e negli uffici. Non è fantascienza e non sono organismi geneticamente modificati. Queste affascinanti piante illuminanti potrebbero rappresentare una nuova fonte di luce per gli edifici del futuro oltre a dare un tocco creativo alle nostre case.

alt="piante illuminanti"

Cosa sono le piante illuminanti

Le piante che emettono luce sono state create per la prima volta
nel 2017 dai ricercatori del Mit, il Massachussets Institute for Technology. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non sono organismi geneticamente modificati per produrre luce. Sono semplicemente piante in cui sono state infuse delle nano-particelle che trasformano l’energia naturale della pianta in luce, un po’ come fanno le lucciole. Questo processo chimico non è troppo complesso e, come spiega Michael Strano, docente di ingegneria chimica al Mit, “la trasformazione rende virtualmente ogni pianta una potenziale sostenibile rivoluzione tecnologica”. L’utilizzo di piante illuminanti nelle stanze consentirebbe di avere luce senza essere dipendenti da una rete elettrica, con batterie che non hanno bisogno di essere ricaricate.

Natura e architettura

Quando raggiunsero i primi risultati, Strano e i suoi colleghi immaginarono che le piante potessero essere disegnate attorno a una struttura in grado di raccogliere la luce del sole, trasportare acqua e in grado di mescolare terra e sistemi di compostaggio. La squadra di ricercatori si rese conto ben presto che avevano bisogno di partner per portare avanti la loro sfida e far capire il potenziale di questa energia sostenibile per il futuro. Iniziò così la collaborazione con Sheila Kennedy, docente di architettura al Mit e preside alla scuola di architettura Kennedy e Violich, nota per il suo lavoro sulle infrastrutture ad energia pulita. L’approccio della ricercatrice parte dalla considerazione di “come le piante nanobiotiche possano essere applicate all’architettura”. “Abbiamo considerato alcune questioni fondamentali” ha detto la Kennedy “ad esempio comprendere ed esprimere l’idea delle piante illuminanti come una tecnologia biologica e quotidiana e come invitare le persone a immaginare il loro futuro con queste piante”. Questo, però, non significa pensare a queste piante solo per lo sfruttamento della loro luce.

Meno consumo di elettricità

Nella storia dell’umanità i processi naturali, dalla luce del sole al compostaggio, sono stati parte essenziale delle infrastrutture. Questi processi, tuttavia, sono stati esclusi dal pensiero moderno o accantonati, impedendo alle persone di venire a conoscenza dei costi ambientali di infrastrutture energetiche realizzate con materiali tossici e alimentati da combustibili fossili. “Le persone” ha precisato la Kennedy “non si fanno domande sugli impatti dei loro consumi elettrici. E’ vulnerabile, è fragile, è molto inquinante, è pieno di materiali tossici. Non ci domandiamo mai niente di tutto ciò, ma dovremmo farlo”. “I consumi di energia elettrica” ha aggiunto Strano “rappresentano una vasta porzione della nostra domanda di energia, approssimativamente il 20% del consumo globale di energia, generando 2 gigatoni di diossido di carbonio ogni anno. Mettiamo il caso che le piante rimpiazzino molte delle lampade sulle scrivanie. Ci sarebbe un’enorme impronta di energia che potrebbe potenzialmente essere rimpiazzata dalla luce emessa dalle piante”.

I progressi fatti in questi anni

Nel 2017 i due ricercatori ottennero una borsa di studio a supporto della loro ricerca fuori dagli schemi e interdisciplinare. Il primo anno dello studio vide la nascita di diverse generazioni di piante in grado di generare luce, che splendevano per più tempo e con maggiore intensità rispetto al primo esperimento. Adesso il team di ricercatori sta valutando l’utilizzo di un nuovo componente nanobiotico per le piante, che chiamano particelle di condensatore leggere. I condensatori, sotto forma di nanoparticelle applicate alle piante, rendono più forte e duratura la loro luce naturale. “Normalmente” ha detto Strano “la luce creata nelle reazioni biochimiche può essere brillante ma tende a svanire velocemente. Le particelle condensative prolungano la durata della luce generata dalla pianta da ore a potenzialmente settimane”.

Come utilizzare le piante illuminanti

Dal momento che la tecnologia delle piante nanobioniche sta andando avanti, il team di ricercatori ha iniziato a chiedersi come le persone possono interagire con le piante nella vita quotidiana. Le possibilità architettoniche delle piante che emettono luce sono oggetto dell’installazione “Le proprietà della pianta, uno Sviluppo urbano sostenibile”, inaugurata allo Smithsonian Design Museum di New York lo scorso 10 maggio. L’installazione fa parte della mostra “Natura – Cooper Hewitt Design Triennial”. I visitatori possono sbirciare nel modello in scala delle abitazioni di New York, che servono anche da incubatori per le piante, per vedere le piante a lavoro. L’installazione dà anche una dimostrazione dei passaggi da seguire per adattare un edificio residenziale esistente a uno impostato per supportare la crescita naturale delle piante illuminanti. Un progetto che porterebbe a un’energia sostenibile in un futuro che vede una limitata disponibilità di risorse energetiche.

Nell’installazione sono presenti molti spioncini negli edifici che consentono alle persone di vedere come si può vivere con queste piante. I visitatori del museo sono invitati a provare l’esperimento e a raccogliere informazioni sulla crescita e la luminosità delle piante portate a casa, caricando le loro foto su Instagram e taggando il MIT Plant Nanobiotics lab

Commenti