Per la prima volta il Regno Unito ha prodotto più energia elettrica da fonti rinnovabili che dal carbone

Le energie rinnovabili generano più elettricità dei combustibili fossili. Un passo da giganti verso la produzione (quasi) totale di energia elettrica da fonti pulite.

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Per il Regno Unito l’appena trascorso mese di ottobre rappresenta un momento storico nel campo delle energie rinnovabili. Il sito Carbon Brief ha stilato e reso pubblico un rapporto dal quale si evince che per la prima volta dal 1882, data di apertura della prima centrale elettrica pubblica, il Regno Unito ha prodotto più energia da fonti rinnovabili che da fonti fossili. Questo rappresenta una pietra miliare simbolica nella straordinaria trasformazione del sistema elettrico del Regno Unito negli ultimi dieci anni.

Nel terzo trimestre del 2019 infatti, i parchi eolici, i pannelli solari, la biomassa e gli impianti idrici del Regno Unito hanno generato più elettricità rispetto alla produzione combinata di centrali elettriche alimentate a carbone, petrolio e gas.

Fonte rinnovabile di estrema importanza per il raggiungimento di tali risultati è stato il vento. È stato infatti l’esponenziale aumento della produzione da energia eolica a far raggiungere questi numeri. E sono le cosiddette “fattorie del vento offshore” la ragione principale di questo boom delle energie rinnovabili. Per il futuro si prevede che la produzione di energia eolica dovrebbe aumentare; dagli attuali 8.500 MW a 20.000 MW entro la fine del 2020, dovrebbe assestarsi a 30.000 MW entro il 2030.

In particolare, il primo posto nel Regno Unito per la produzione di energia rinnovabile spetta alla Scozia, che ha messo in calendario per il 2020 di produrre il 100% di tutta l’elettricità da fonti pulite. E, come già anticipato, il punto di forza è costituito dalle pale eoliche.

Ed è proprio in Scozia che si trova il più grande parco eolico del Regno Unito: il Whitelee Windfarm, con una capacità pari a 539 MW. In sostanza, questo parco potrebbe alimentare da solo circa 300.000 abitazioni.

Ma la novità assoluta, frutto della tecnologia più avanzata, è l’aumento della generazione rinnovabile con l’apertura di parchi eolici offshore. L’ultima creatura è Hornsea One da 1.200 MW che è il più grande parco eolico offshore del mondo.

L’utilizzo del carbone è stato quasi azzerato e addirittura si pensa di poterne fare definitivamente a meno entro il 2025. Sono i dati raccolti che consentono di giungere a tale conclusione. Si pensi che nel 2012 il carbone copriva il 43% della domanda elettrica britannica, mentre oggi si assesta a quota inferiore all’1%.

Il rapporto di Carbon Brief segnala dunque un drastico calo dell’energia ottenuta da fonti fossili negli ultimi nove anni. Dal 2010 al 2019, infatti, si è passati da 288 TWh annui a 142 TWh.

Per il momento il Regno Unito ha investito 25 miliardi di dollari per parchi eolici in mare aperto.

La Gran Bretagna ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di combustibili fossili, causa dei cambiamenti climatici, fino ad arrivare ad eliminare le centrali nucleari e a carbone. Questo progetto però ha un costo elevatissimo, visto che, secondo le stime del governo, per raggiungere l’obiettivo preposto occorrerebbero investimenti di almeno 100 miliardi di sterline nell’arco di un decennio.

Tuttavia la fonte di energia più utilizzata continua ad essere il gas. Oltre il 38% dell’energia prodotta nel Regno Unito proviene da questa fonte, anche se si è posto l’obiettivo, lontano da raggiungere, di emissioni di gas serra nette zero entro il 2050. A seguire troviamo il vento a quota 20% dell’energia prodotta, la biomassa a 12%, il sole a 6% e il nucleare a 19%.

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