Paulownia: la pianta mangia-smog

Paulownia, una pianta per ripulire l’aria e salvare le città dallo smog. Ecco quanto riferisce Coldiretti.

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In un Paese afflitto dallo smog come l’Italia, dove poche ormai sono le oasi in cui respirare aria pulita, Coldiretti, in occasione dell’emergenza inquinamento nelle principali città italiane, ricorda che sarebbe utile piantare più alberi in ogni luogo, sia esso città, campagna, zona industriale, residenziale o produttiva, perché i boschi e le zone verdi in generale, contribuiscono a ripulire l’aria dall’anidride carbonica e a bloccare la diffusione delle polveri sottili.

Secondo Coldiretti, Padova è una delle zone con la qualità di aria peggiore perché più afflitta dallo smog, sia in città che in provincia, come confermato dai dati diffusi nelle ultime settimane.

Tuttavia attraverso l’opera di agricoltori disposti a schierarsi in campo per costruire oasi verdi e fasce di protezione dall’inquinamento, qualche risultato positivo potrebbe essere raggiunto. A maggior ragione perché proprio nella provincia di Padova ci sarebbe una coltivazione emergente che potrebbe dare una risposta importante nella lotta all’inquinamento.

La pianta dalle molteplici qualità

Si tratta della paulownia, una pianta ad alto fusto e a crescita accelerata, dalla quale si può ricavare anche dell’ottimo legno.

Secondo gli esperti di Coldiretti Padova, ogni ettaro di paulownia, sarebbe in grado di assorbire dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica all’anno, cioè ogni pianta consumerebbe dai 32 ai 36 chilogrammi di CO2 ogni dodici mesi. Inoltre, seppure tagliata, la pianta ha la capacità di ricrescere dalle radici, vivendo anche fino a cinque-sei cicli, senza bisogno di trattamenti chimici.

Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, spiega che già da qualche anno si sta lavorando per costituire una rete d’impresa di produttori di paulownia, viste le specifiche ed importanti proprietà della pianta.

Da essa si può ricavare un buon legno per costruire mobili, ma anche arredi per le navi; i suoi fiori, dal terzo anno di vita della pianta, possono produrre fino a 5 quintali di miele per ettaro, situazione da cui possono trarre beneficio anche le api che si trovano in un ambiente non contaminato per l’assenza di trattamenti fitosanitari. Bressan sottolinea inoltre la capacità di questa pianta di assorbire grandi quantità di anidride carbonica fin dai primi mesi di vita, grazie alle gigantesche foglie che possono arrivare a misurare ben 80 centimetri.

I numeri

Oggi in Veneto la paulownia ci sono poco più di 200 ettari di terreno occupati dalla coltivazione di questa pianta, ma c’è la possibilità di incrementare questi numeri. Occorrerebbe che le aziende disposte ad occuparsi di questa attività fossero adeguatamente sostenute a livello finanziario, attraverso incentivi ad hoc per incrementare la produzione di una pianta che potrebbe rivelarsi preziosa per l’intero territorio nazionale e non solo.

Prospettive future

I positivi risultati eventualmente raggiunti nella regione Veneto, potrebbero infatti costituire un incentivo per tante altre aziende, italiane e non, a sviluppare un’attività di coltivazione utile non solo all’aria che respiriamo ma anche ad incrementare nuovi posti di lavoro.  

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