La sfida di Salgado: rinasce una foresta in Brasile

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Riportare alla vita un’area brulla è possibile. Lo ha dimostrato Sebastiao Salgado, che insieme alla moglie Lelia Deluiz Wanick ha fondato l’Instituto Terra e ha riportato alla vita, con anni di sacrifici, lavoro e investimenti economici, 1502 ettari di foresta nell’area della Fazenda Bulcao, in Brasile.

Sebastiao Salgado, tra foto e amore per l’ambiente

Sebastiao Salgado
Sebastiao Salgado con la moglie Lelia Deluiz Wanick

Sebastiao Salgado è un fotoreporter di fama mondiale. La sua passione per la fotografia lo ha portato in Africa, dove ha iniziato a farsi conoscere per le sue opere di grande impatto emotivo. Particolarmente sensibile alla condizione umana, Salgado ha girato il mondo documentando con le sue fotografie situazioni drammatiche come le conseguenze della siccità del Sahel e degli immigrati in Europa, fino ad arrivare in Rwanda, dove ha raccontato uno dei più orribili genocidi della storia. La sua sensibilità per il genere umano si rispecchia anche alle situazioni ambientali. Così, quando Salgado è tornato nella ranch di famiglia ad Aimores, nello Stato di Minas Gerais a nord di Rio de Janeiro e ha trovato una terra brulla al posto della foresta pluviale in cui giocava da piccolo, ha deciso di rimboccarsi le maniche e di provare a cambiare il corso delle cose.

La sfida per salvare la foresta

Fazenda Bulcao, dove il fotoreporter è cresciuto, si trova nel cuore della cosiddetta foresta atlantica, ed è caratterizzata da una ricca biodiversità seconda solo all’Amazzonia. Nel corso del tempo, però, la deforestazione selvaggia ha portato questo luogo a un drastico mutamento. Quando nel 1990 Salgado tornò nel ranch di famiglia, infatti, era rimasto solo lo 0,5% della foresta pluviale che un tempo ricopriva tutto il territorio. Le specie animali che popolavano l’area se ne erano andate, in cerca di condizioni migliori in cui vivere. La zona era perlopiù brulla e senza vita, tanto che il governo brasiliano nel 1998 la designò come una Reserva Particular do Patrimônio Natural (RPPN), incoraggiando, con sgravi fiscali, l’impegno a ripristinare i terreni e a promuovere la biodiversità.

In sintonia con la moglie, Salgado decise di fondare l’Instituto Terra, un’organizzazione non profit ambientale dedicata allo sviluppo sostenibile della valle del fiume Doce. In pochi anni, grazie al lavoro e all’impegno di Salgado e dei volontari dell’associazione, sono stati ripristinati 1502 ettari di foresta, trasformando l’area da zona brulla a paradiso tropicale. E’ stato un percorso lungo e dispendioso, che tuttavia ha portato a grandi risultati.

La rinascita è iniziata dagli alberi

La rinascita di Fazenda Bulcao
La rinascita di Fazenda Bulcao

Dal 1998 i volontari dell’Instituto Terra hanno iniziato a piantare più di 2 milioni di alberi, ma il percorso non è stato senza insidie. Il primo anno, infatti, morirono più della metà degli arbusti piantati. L’anno successivo ne morì il 20% e l’anno dopo ancora il 10%. Con il passare degli anni, però, gli arbusti sono diventati più resistenti, si sono adattati al territorio e hanno iniziato a generare i semi che hanno contribuito a ripopolare l’intera area. L’investimento per ricreare la foresta non poteva che partire dagli alberi. Come ha spiegato lo stesso Salgado “Gli alberi sono i capelli del nostro pianeta. Quando c’è pioggia in un luogo senza alberi, in pochi minuti, l’acqua arriva nei torrenti, portando terriccio, distruggendo le nostre sorgenti,distruggendo i fiumi, e non c’è umidità da trattenere. Quando ci sono alberi, il sistema di radici trattiene l’acqua. Tutti i rami degli alberi, le foglie che cadono, creano un’area umida, e l’acqua ci mette mesi e mesi sottoterra per arrivare ai fiumi, e mantenere le nostre sorgenti e i nostri fiumi. Questa è la cosa più importante, se pensiamo che ci serve l’acqua per ogni attività della nostra vita” .

Dopo gli alberi sono tornati gli animali

Una volta che gli alberi hanno iniziato ad adattarsi al territorio, il percorso si è fatto più semplice e tutto è avvenuto con grande naturalezza. In un’intervista al The Guardian nel 2005, Salgado ha detto: “Quella terra era tanto malata quanto lo ero io, tutto era distrutto. Circa lo 0,5 per cento soltanto del terreno era ricoperto da alberi, per il resto non era rimasto più nulla. A quel punto mia moglie e io abbiamo avuto l’incredibile idea di ripiantare questa foresta. Quando abbiamo cominciato, tutti gli uccelli, gli insetti e i pesci sono tornati. E insieme agli alberi che rinascevano, rinascevo anch’io. Questo è stato il momento più importante”. Dal momento in cui gli alberi sono rinati, infatti, ha iniziato a riprendere forma anche la biodiversità che caratterizzava questo territorio in passato. Nel giro di pochi anni, infatti, sono tornati gli animali che erano migrati da un ambiente che non offriva loro ormai più niente. Sono riapparse 172 specie di uccelli, 33 specie di mammiferi, 293 di piante, 15 di rettili e 15 di anfibi. E’ rinato, in modo del tutto naturale e spontaneo, un intero ecosistema, che oggi Salgado e la moglie curano con amore e orgoglio.

Una vera e propria esperienza di rinascita, che ha fatto un gran bene all’ambiente ma anche alla coppia, oltre a dare a tutto il mondo un grande messaggio: contro l’inquinamento, l’effetto serra e i numerosi danni ambientali c’è sempre qualcosa che possiamo fare. Salgado e la moglie ne hanno dato un esempio concreto, investendo soldi, tempo ed energie in un progetto che ha riportato alla vita una foresta che ormai 20 anni fa era quasi del tutto morta.

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