I Topi Eroi che fiutano l’esplosivo delle mine anti uomo

I Topi Eroi fiutano le mine anti-uomo

Generalmente parlando i topi non fanno simpatia. La presenza di topi si mette in relazione con la sporcizia, i topi portano malattie. Forse per questo nel tempo si è cercato di renderli amici. Walt Disney ha fatto di un topo il suo eroe principale, i topi erano i migliori amici di Cenerentola, degli Aristogatti. Tom e Jerry, Mototopo e Autogatto. Ma quando si tratta di un topo vero, tutti arricciamo il naso. Questa volta è diverso. I topi non sono eroi dei cartoni, ma sono eroi reali, che con il loro naso fiutano l’esplosivo presente nelle mine antiuomo.

Le mine anti-uomo

Il mondo è pieno di mine antiuomo. Sebbene nel 1997 il trattato di Ottawa, firmato da 138 paesi le abbia messe al bando, fino ad allora sono state largamente utilizzate in tutte le guerre. Circa 5000 persone ogni anno sono vittime delle mine antiuomo, un terzo sono bambini. Nel mondo si stima che ci siano ancora più di 40 milioni di mine inesplose. I paesi che hanno firmato il trattato di Ottawa si sono impegnati non solo a non produrle più, ma anche a bonificare i territori fino a dieci chilometri oltre le loro frontiere.

34 paesi non hanno sottoscritto il trattato di Ottawa. Tra questi spiccano gli Stati Uniti, la Cina, l’Arabia Saudita, L’Iran e Israele. Quelli che lo hanno sottoscritto o ratificato si stanno impegnando per bonificare i territori. Un lavoro che richiede tantissimo tempo, se fatto dagli artificieri. Qui entrano in gioco i topi.

I Topi Eroi

Nel 1995 nasce Apopo, una organizzazione belga che ha l’idea di addestrare i topi per la ricerca delle mine antiuomo. Si tratta del Cricetomys Gambianus, un topo gigante che vive in Africa, intelligente, addestrabile, con un odorato sviluppatissimo. L’idea è quello di addestrare il topo a fiutare l’esplosivo. I topi sono leggeri, meno di sei chili, e non hanno le dimensioni per far detonare le mine. I primi risultati dell’addestramento si ottengono nel 1998. Nel 2000 l’organizzazione crea una sede in Tanzania, luogo ideale per l’allevamento dei topi. Nel 2003 i topi vengono impiegati per la prima volta su larga scala in Mozambico su un campo minato. Identificano 20 mine antiuomo, che vengono disinnescate.

Adotta un Topo Eroe

Nel 2005 Apopo inizia la campagna di adozione (tutt’ora in corso) per finanziare il progetto. C’è una campagna pubblicitaria con i risultati e la richiesta di ‘adottare un topo’ per permettergli di salvare vite umane. Nel 2010 i topi entrano in azione in Cambogia per bonificare il territorio dalle mine. 2012: Angola. 2013: Tailandia. 2014: Laos e Vietnam. Nel settembre 2015 il Mozambico si dichiara ‘libero dalle mine’. Nel maggio 2016 lo Zimbawe usa i Topi Eroi di Apopo per bonificare il paese dalle mine. Il 2017 i Topi Eroi entrano in azione in Colombia.

I Topi riescono a bonificare chilometri di territorio in un tempo molto ristretto. Sono addestrati a segnalare il luogo dove hanno sentito l’odore dell’esplosivo, per permettere agli artificieri di rimuovere le mine in sicurezza. ‘C’è una fiducia reciproca’ dicono gli uomini impegnati in questo lavoro così delicato e rischioso.

Non solo mine per i Topi Eroi

I topi sono stati addestrati inoltre a riconoscere gli agenti della tubercolosi dall’espettorato umano e vengono impiegati in Africa per diagnosticare questa malattia. In Africa è l’unico modo per poter identificare i malati. La capacità di rilevare il bacillo di Koch è del 100%. In paesi dove è impossibile una ricerca microbiologica è una risorsa senza precedenti che consente di fornire le cure adeguate alle persone.

Un anniversario speciale

A giugno 2019 saranno venti anni di attività dei topi eroi, da quando cioè sono stati ritenuti pronti per un utilizzo ‘sul campo’. Eppure è un argomento di cui si parla molto poco. Certo il topo non è il migliore amico dell’uomo, ma sarebbe bello se iniziassimo a considerarlo diversamente: un animale intelligente, generoso, capace di intraprendere una relazione con l’uomo, di comunicare e di aiutarlo. Come tanti altri animali che, chissà perché, abbiamo sempre considerato più nobili.

Autore dell'articolo: Laura Quagliarini

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