Comunicazione e disabilità

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La vita è comunicazione

Se oggi si chiedesse a chiunque qual è la forza del progresso, in molti risponderebbero: la facilità di comunicare. Facebook, WhatsApp, Twitter, mail, smartphone hanno permesso una grande quantità di trasmissione di informazioni. Hanno tenuto in contatto parenti lontani, hanno liberato popoli, hanno smascherato manipolazioni. Se si chiedesse a qualcuno qual è la sua peggior paura, in molti risponderebbero ‘l’idea di non essere capito, di non riuscire a comunicare’. In un mondo in cui il prolungamento della vita non sempre corrisponde al benessere e alla salute, la disabilità nella comunicazione, l’assenza di relazione, è uno degli incubi peggiori.

La scienza ha lavorato da anni nel migliorare non solo la salute, ma anche e soprattutto la qualità della vita dei malati. La qualità di vita è al centro dei dibattiti etici, in cui la vita intesa solo come ‘esistenza’ viene considerata sempre più difficile da accettare. La disabilità va compensata.

Disabilità e comunicazione: il computer interpreta gli implusi cerebrali e li trasforma in parole

Gli elettrodi nel cervello

La settimana scorsa la rivista Nature ha pubblicato uno studio recente di un gruppo di ricercatori americani che sono riusciti a tradurre le ‘intenzioni di parola’, in parole sintetizzate al computer.

L’esperienza nasce dai pazienti portatori di epilessia, ai quali vengono impiantati elettrodi nel cervello per comprendere il luogo di partenza delle crisi. Questi elettrodi sono stati utilizzati anche per captare gli impulsi elettrici che una persona trasmette agli organi della fonazione quando vuole fare un discorso. Muscoli della bocca, corde vocali, laringe e faringe. I pazienti coinvolti hanno pronunciato ripetutamente circa 150 parole e un computer ha registrato gli impulsi inviati dal cervello alla periferia, attraverso gli elettrodi. Un decodificatore ha assegnato ogni impulso al vocabolo e la ripetizione ha consentito al computer di identificare le parole pronunciate attraverso l’analisi dell’impulso inviato dal cervello.

Dimmi che muscoli vuoi muovere e ti dirò che cosa vuoi dire

Non stiamo dunque parlando di lettura del pensiero, ma di decodifica degli impulsi motori, che, soprattutto nelle malattie neurologiche gravi, partono dalla corteccia ma non riescono a raggiungere la periferia. Sclerosi Multipla, SLA, Parkinson, Ictus, traumi cranici possono presentare spesso una interruzione della trasmissione dell’impulso nervoso: il paziente ‘vuole’ parlare e il suo cervello impartisce gli ordini per produrre un discorso, ma questo discorso rimane un’intenzione, cioè non arriva agli organi deputati a pronunciarlo. Chi non conosce la storia di Stephen Hawking e l’adattamento dei suoi strumenti di comunicazione con il progredire della sua disabilità?

Il computer si sostituisce agli organi periferici, interpreta l’impulso nervoso e lo trasforma in parola con una notevole accuratezza.

La voce della mente

E’ chiaro che siamo di fronte ad un esperimento di proporzioni eccezionali per tutte quelle persone che fino ad ora hanno utilizzato battiti di ciglia, movimenti oculari, piccoli movimenti del corpo per formare lettere e parole con cui comporre in molto tempo una piccola frase. In futuro potranno produrre un discorso più complesso, una comunicazione che dà voce ai propri pensieri che muoiono nel silenzio della disabilità. .

Come tutte le sperimentazioni informatiche ci vorrà un periodo di studio, adattamento, semplificazione. Ma non c’è dubbio che questa nuova frontiera della comunicazione un giorno arriverà a chi oggi non può avere voce, rendendo la vita ancora piena, vivibile, liberando l’immaginazione, oggi prigioniera di una malattia.

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