Batterio che “dissolve” la plastica: un progetto che sta diventando realtà!

Una delle più grandi sfide del mondo attuale è sicuramente quella di abbattere il potere inquinante della plastica, un materiale che se opportunamente riutilizzato può durare per moltissimo tempo ma che, allo stesso modo, se buttato via nella natura rimane intatto per tempi lunghissimi e può causare danni gravi all’ambiente – basti immaginare cosa accade su un animale mangia un oggetto di plastica. Il problema sta a cuore a molti, ed in particolare ha attanagliato per molto tempo le studentesse universitarie Jeanny Yao e Miranda Wang, che fin dai tempi della scuola hanno cercato di sfruttare le loro capacità fuori dal comune per un ambizioso progetto d’ingegneria genetica: creare un batterio che riesca a digerire la plastica.

Chi mastica un po’ di genetica, infatti, sa che progetti del genere non sono impossibili da realizzare, ma chiaramente molto complicati: bisogna infatti riuscire a creare una molecola di DNA che possa produrre in maniera precisa l’informazione richiesta, dopo di che la cellula batterica riuscirà a compiere le razioni chimiche per le quali è stata creata. Il progetto del batterio mangia-plastica è stato accolto immediatamente con entusiasmo, tant’è che le due ragazze hanno ricevuto ingenti finanziamenti (circa 400mila dollari in tutto) per poterlo portare a termine ed hanno già vinto ben 5 premi nel corso della sua realizzazione.

Attualmente la messa a punto del progetto procede a pieno regime, e sembra che le ragazze abbiano in particolare un’idea su come utilizzare la loro tecnologia: pulire mari e spiagge ond’evitare che, in un futuro prossimo, ci siano più oggetti di plastica che pesci negli oceani. Questa la dichiarazione ufficiale delle due ragazze:

Non è assolutamente possibile fare in modo che le persone smettano di usare la plastica, dunque l’unica cosa che si può fare è far sì che essa diventi biodegradabile.

La digestione della plastica da parte di questo batterio funzionerebbe, in pratica, come la digestione di una qualsiasi sostanza complessa di cui si nutrono i batteri esistenti in natura: le cellule produrrebbero prima enzimi in grado di iniziare la digestione in maniera “esterna”, fuori dalla cellula, e quindi di rendere la plastica più malleabile; la digestione continuerebbe poi in maniera “interna”, negli organuli della cellula preposti per tale processo, ed i prodotti di scarto sarebbero due: anidrite carbonica ed acqua! L’intero processo durerebbe più o meno 24 ore: un deciso abbattimento nei tempi se consideriamo che, in natura, affinché la plastica si degradi servono tempi biblici.

Autore dell'articolo: Umberto Olivo


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